Venerdì 24 maggio 2002                                                                 Il Secolo XIX

Negozi, ecco come si trasformano

Il settore alimentare a rischio: meno 150 in tre mesi

I l no-food s’impenna, ma l’alimentare perde terreno.
Da oltre un anno in Liguria la rete distributiva tradizionale evidenzia andamenti contraddittori: in termini assoluti il numero dei negozi al dettaglio aumenta, ma sul fronte alimentare diminuisce.
Da un raffronto tra primo trimestre 2002 e primo trimestre 2001 su dati Movimprese-Infocamere, il saldo regionale degli esercizi commerciali è positivo: i 19.872 negozi presenti sul territorio al 31 marzo 2002 rivelano 102 nuove attività rispetto ai 19.770 esercizi del primo trimestre 2001. L’incremento (esclusivamente attribuibile alle categorie merceologiche non alimentari) sarebbe tuttavia superiore se il food non perdesse quota. A fronte di 256 battesimi festeggiati in quasi tutti i segmenti merceologici, infatti, il settore alimentare ha chiuso in perdita con 154 cessazioni. L’ exploit di chi non commercializza cibo ha coinvolto tutte le province.
In testa alla classifica Genova, che è balzata da 7.183 a 7.373 attività commerciali mettendo a segno 190 inaugurazioni. Al secondo posto Imperia, che ha festeggiato 32 battesimi passando da 1.994 a 2.026 esercizi. In terza posizione La Spezia, che è stata teatro di 29 avviamenti salendo da 1.722 a 1.751 imprese. Infine Savona, che a marzo 2002 contava 2.611 attività commerciali: cinque in più rispetto alle 2.606 del primo trimestre 2001. Allo stesos modo, ma con segno oppsoto, la flessione del food non ha risparmiato nessuno. La classifica provinciale è guidata da Savona che ha perso 57 alimentaristi crollando dai 1.135 del 31 marzo 2001 ai 1.078 del 2002. Al secondo posto Genova, che è scesa da 3.634 a 3.581 punti vendita.Quindi Imperia, sede di 32 cessazioni che nel primo trimestre 2002 hanno ridimensionato a 798 gli 830 negozi del 2001. Infine La Spezia, che con 654 imprese ha perso 12 punti vendita rispetto ai 666 del primo Facendo un passo indietro nel tempo e confrontando i dati relativi agli anni 2000 e 2001 dell’Osservatorio nazionale del commercio del ministero dell’Industria il saldo regionale è sempre positivo e tuttavia di nuovo altalenante. A fronte di 24.124 unità commerciali presenti in Liguria nel 2000, l’anno 2001 ne ha registrato 24.316:192 in più.
Gli incrementi maggiori hanno interessato il settore dell’abbigliamento (+125 unità), mobili e casalinghi (+34), ma anche negozi non specializzati a prevalenza alimentare (+78). Le flessioni più forti, per contro, hanno riguardato alimentari specializzati (-136 unità), carne (-57), libri e giornali (-19). La crescita della rete distributiva ha toccato tutte le province tranne Savona. Rispetto al 2000, nel 2001 Genova ha festeggiato 155 unità aggiuntive balzando da 12.227 a 12.342: tra i segmenti merceologici migliori abbigliamento (+70), mobili e casalinghi (+21), calzature (+17); tra i peggiori alimentare specializzato (-48), carne (-29), libri e giornali (-18), frutta e verdura (-17).La Spezia è salita da 3.264 a 3.312 unità commerciali, registrando un saldo positivo di 48: tra i settori migliori frutta e verdura (+15) e abbigliamento (+14); tra i peggiori carne (-9), libri e giornali (-8). Imperia ha chiuso con 35 unità commerciali in più passando dalle 3.553 del 2000 alle 3.588 del 2001: bene per mobili e casalinghi (+19), male per carne (- 10), alimentari specializzati (-9) e calzature (-5). In controtendenza Savona (dove l’evoluzione del nofood non è bastata ad arginare la crisi dell’alimentare) l’unica provincia che registra una contrazione della rete. Qui le 5.080 unità commerciali attive nel 2000 sono calate a 5.074 nel 2001: la pesante flessione di alimentari specializzati (-74 unità), carne (-9), tessili (-7), mobili e casalinghi (-7) è stata solo in parte frenata dalla crescita di abbigliamento (+34), elettrodomestici (+10) e ferramenta (+10).

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