28 maggio 2002 ___________________________________Il Secolo XIX
I gestori delle gastronomie hanno ottenuto l’attesa licenza per il "consumo sul posto" delle loro specialità
Da oggi si pranza in rosticceria
Ma il pasto sarà consumato in piedi
Buone novità per il popolo dei panini, per i pendolari
del tramezzino, per tutti coloro che non conoscono il piacere o il dovere di
un pranzo casalingo.
Da oggi ci sono anche le rosticcerie disponibili ad accogliere
l’appetito di chi lavora.
Non per acquistare le lasagne pronte per essere riscaldate
nel forno di casa, ma proprio come luoghi di consumo del mezzogiorno genovese.
Era da tempo che i rosticcieri chiedevano di poter ottenere
la licenza per il cosiddetto consumo sul posto. Ora l’attesa licenza è
arrivata, ma solo per i gestori di rosticcerie che hanno il laboratorio, quindi
che sono attrezzati sia per la produzione che per la vendita.
Questo per evitare, si intuisce, che gli alimenti viaggino
da un locale all’altro sfidando così le leggi più elementari dell’igiene.
Solo chi cucina il minestrone o il roast-beef potrà
porgerlo al cliente perché lo gusti, mezzo metro più in là.
Certo non sarà un break all’insegna della comodità, ma se ne avvantaggerà,
si suppone, il portafoglio.
Pranzo più spartano ma più economico, con
varietà e gusto, se possibile, più soddisfatti.
Piatti caldi e f reddi, lasagne al pesto con fagiolini
e patate novelle, zuppa di ceci e baccalà.
Al posto di insalate niçoise, caprese e tramezzini.
Contro gli intermezzi gastronomici monocordi i rosticcieri propongono baccalà
fritti e frisceu preparati al momento, delizie finora per i pochissimi privilegiati
che in famiglia hanno una nonna ancora in grado di esibire queste arti.
La licenza precisa che il consumo deve avvenire esclusivamente
all’interno degli spazi destinati all’attività di vendita "che deve
conservare le caratteristiche strutturali tipiche degli esercizi di vendita
al minuto dei generi alimentari".
Quindi niente tavoli né sgabelli, proibite le salette,
o i dehors, così come non è consentito l’uso di tavoli e seggiole
e la f ornitura d i piatti, bicchieri e posate- che non siano "a perdere"-
e il servizio al tavolo.
Dicono gli interessati: "Forse sono stati un po’
troppo rigorosi, uno sgabello in più non nuoceva a nessuno. Tuttavia
si è voluto garantire che con questa licenza non si dava il via né
a nuovi ristoratori a né nuove mense aziendali...". Dunque si potrà
mangiare in piedi, potendo contare solo su di una mensola che correrà
lungo una parete del locale, per potervi appoggiare il piatto. L’Ufficio di
Igiene degli Alimenti e della Nutrizione della Asl richiede salviette monouso,
mensole lisce e lavabili, così come le pareti dietro le mensole stesse
devono essere disinfettabili, stoviglie esclusivamente usa e getta, e un contenitore
per i rifiuti. Che sembra una "raccomandazione" pleonastica ma non
lo è. E ovviamente nessuna bibita sfusa, solo lattine o bottigliette,
che sia acqua vino birra o cocacola. Dice Valerio Ratti, rosticciere, a nome
degli altri componenti della categoria, che nei prossimi giorni sarà
convocato un direttivo. "Ci inventeremo qualcosa, una offerta unitaria
per lanciare l’iniziativa, un piatto misto estivo, un piatto unico di effetto
e di sostanza". Un menu speciale per invitare a pranzo i primi ospiti.
Per la categoria è l’ora del riscatto. Sono stati gli inventori del piatto
pronto da portare a casa nel cabaret caldo. Ma nel corso degli anni altri e
numerosi negozianti di commestibili si sono dati da fare con insalate russe,
polpettoni, pollo in insalata e quant’altro era di competenza delle "gastronomie".
Genova dopo Bolzano (e Santa Margherita) è la terza città d’Italia
che mette in atto questa licenza, "rintracciabile" nella legge Bersani
che a sua volta ha delegato, in merito, i Comuni.
Donata Bonometti
| GIORNALE
ON-LINE |