Sondaggio conciliazione vita-lavoro, i risultati

Una rete di servizi insufficiente e l’organizzazione del lavoro troppo rigida, che non lascia spazio alla flessibilità: sono questi i fattori che più di altri impediscono l’effettiva conciliazione della vita professionale e familiare delle donne che lavorano.

A rispondere sono stati i cittadini italiani che hanno partecipato al sondaggio del Portale del Cittadino, messo a punto in collaborazione col Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, e che si è concluso nel luglio scorso.

Gli utenti del sondaggio (che – ricordiamo - non ha un valore statistico) lamentano anzitutto la carenza di strutture e servizi come asili nido, scuole materne, case di cura per anziani, perché il lavoro di cura ricade ancora oggi per la quasi totalità sulle spalle delle donne: il 18% dei cittadini e delle cittadine lo ritiene il principale fattore di impedimento della conciliazione vita-lavoro.

Vengono considerate inadeguate anche l’organizzazione del lavoro, considerata poco flessibile dal 15% dei votanti, e le politiche per la famiglia finora messe in campo (14%).

In molti ritengono che influisca in maniera negativa sulla conciliazione vita-lavoro delle donne anche il fattore culturale: per l’11% la divisione dei ruoli all’interno nella famiglia è ancora troppo rigida e tocca ancora una volta alle donne sopportare la maggior parte del lavoro domestico e di cura (10%).

Sul fronte professionale, il 10% denuncia la scarsa efficacia del congedo parentale, ostacolato dai datori di lavoro o da altre cause, mentre risulta meno sentita l’esigenza di una maggiore diffusione del contratto part-time (9%).

I risultati della consultazione hanno offerto spunti di riflessione utili su un tema delicato e di grande rilevanza per l’opinione pubblica e contribuiranno alla programmazione di interventi mirati e politiche efficaci.